Mentre a Milano bruciava un tredicenne nel campo nomadi di Via Novara…


..io stanotte andavo al campo nomadi di via Candoni, periferia sud-ovest Roma a prendere una primipara di 16 anni alla 39sima settimana di gravidanza. Solito buio pesto del campo nomadi alle 4 di notte, faccio salire questa piccola donna che è un fiore come si conviene ad una sedicenne e a chi sta per avere il proprio primo figlio. Ha contrazioni frequenti, ogni 5 minuti, il piccolo ventre diventa duro come un sasso. La aiuto a respirare, le massaggio la schiena, le carezzo la fronte e la testa. Se c’è qualcosa che mi spaventa del mio lavoro(lo so, forse non è opportuno dire che qualcosa mi spaventa, io sono quella che deve soccorrere) è il parto in emergenza. L’idea che i pazienti diventino all’improvviso due, di cui uno piccolo e instabile… Molto può andare storto e l’ambulanza non è il posto ideale per partorire. Lei è molto matura per la sua età, ce l’ha con la madre(che è con noi, visto che lei è minorenne) che non le ha spiegato molto nonostante la grande esperienza(6 figli), dice che lei sei figli non li vuole fare e che ha tentato di aspettare il più possibile prima di chiamarci tentando di rilassarsi nell’acqua calda: come me all’inizio del travaglio della mia prima gravidanza. Le donne sono donne, i figli sono figli, i parti sono parti, ovunque. Arrivate sane e salve al p.s. ostetrico del San Camillo ci accoglie un’ostetrica che pare un mastino, che la fa “accomodare” sul lettino ostetrico per controllare l’avanzamento della dilatazione dell’utero. Solo 4 centimetri, accidenti, ne mancano ancora 6: come è possibile, dopo tutto questo dolore?La mia paziente cerca di coprirsi ma la campionessa di umanità e tolleranza che è l’ostetrica la rimbrotta, e poi mi fa, come a cercare approvazione: “queste (le nomadi, sarebbero) se stanno sempre a copri'”. Ha solo sedici anni sottolineo io. “Macché, queste(insiste) se vonno copri’ sempre”. Beh certo sono caratteristiche razziali davvero pessime: il pudore è davvero fuori luogo quando si sta a gambe aperte e senza mutande su di un lettino ostetrico di un pronto soccorso. Lascio la mia paziente con una carezza dopo averla aiutata a rivestirsi. Voglio partorire con te, mi dice lei. Non sono capace, rispondo io. O sì?(13 marzo 2010)

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