E’ solo un giorno che non va


A volte con tempi che definirei quasi cinematografici i lati più tragici della vita irrompono nella giornata di lavoro, altrimenti ordinaria o quasi fino a quel lampo improvviso. Allora succede come a me oggi di trovarmi in pronto soccorso completamente indifesa perchè intenta a pensare che oggi smonterò tardi, che ho fame, ancora presa dalle involontariamente comiche dichiarazioni della mia paziente psichiatrica, quando arriva lo schiaffo. Le porte si aprono all’improvviso, entrano varie persone, un ragazzo nel mezzo avanza, gira l’angolo, prende fra le braccia una donna. Lei grida in maniera straziante un nome, dice no, non è possibile..Si butta in terra, medici, infermieri, guardie giurate, ausiliari, pazienti piano piano fanno la loro comparsa; passano vicino ma non troppo,attratti e atterriti da quell’urlo. E’ morto un uomo. Non doveva. Era giovane. Quasi un ragazzo. Lavorava. Poi qualcuno porta via la donna,quasi la trascina e lo strazio e il grido si fanno lontani. Arrivano i colleghi che mi danno il cambio, mi allontano, faccio una battuta coi colleghi. Poi mentre guido penso a qualcosa, è qualcosa di diverso, penso a un amore, penso ad un’amica che sento lontana, e attacco a piangere. Entro al supermercato e divento aggressiva perchè qualcuno mi supera nella fila. Quell’urlo lontano ancora si sente, è con me. Peccato che di queste cose non si possa parlare. Sono disturbanti. Non si porta a casa il lavoro, lo sanno tutti. No?(2 settembre 2010)

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