E’ notte alta e sono sveglia


Certe volte questo lavoro ti toglie ore e ore di sonno e il giorno dopo sei uno zombie, ma Dio se ne vale la pena..alle 21.00 il solito episodio pre-sincopale associato a disturbi gastro-intestinale, alle 24.00 il vecchietto in stato confusionale rimasto in pigiama fuori casa e salvato dal portiere (e da noi), alle 2.00 già qualcosa di più interessante..L’anziana signora che minaccia il suicidio per paura della solitudine, che lasciamo in compagnia della figlia solo un pochino più rincuorata e fiduciosa..mi saluta mandando bacetti con la mano.Poi alle 4.56 il SOCCORSO quello che da un senso a questo lavoro che tanti fattori fra cui le politiche aziendali, vogliono tramutare in mero taxi-sanitario. Ci chiamano per quello che in gergo è detto “soccorso a persona”: si tratta di persone che non rispondono a chiamata, che potrebbero essersi sentite male o peggio, in casa.Arriviamo sotto il palazzo e già i vigili del fuoco e le macchine della polizia intasano la strada.Si sentono delle urla, di un uomo adulto e di una signora anziana.Il vigile del fuoco mi riferisce che si tratta non di un soccorso a persona classico, ma bensì di una 180 (un malato psichiatrico) barricato in casa con la propria madre.Il pianerottolo è pieno di agenti della polizia e di vigili del fuoco, dall’appartamento oltre alle voci arrivano anche rumori di cocci e vetri che si rompono. Mi viene un’idea, è proprio la mia serata fortunata, chiedo a tutti di abbassare le voci e provo a chiamare il paziente. Avevo imparato nella clinica psichiatrica dove avevo lavorato per tre mesi tanto tempo fa che a volte la voce femminile può fare la differenza. E infatti il paziente mi risponde e miracolosamente apre la porta: 10 poliziotti entrano in casa sua, ma la situazione è tranquilla, ci sono solo molti vetri, con cui lui si è tagliato accidentalmente e in maniera lieve, la sua mamma è tranquilla (!). E’ in fase maniacale,straparla di tutto, non ci sono limiti:dalle scorie nucleari a Dio, da Sarkozy a sua sorella. Chiamo la centrale operativa per far intervenire il medico che redigerà la proposta di T.S.O. indispensabile per portarlo in ospedale…Mentre lo disinfetto il barelliere mi sussurra all’orecchio che al piano di sotto c’è un signore che si sente male..accidenti non posso fare tutto io, chiamassero un altra ambulanza..no,sta male davvero vieni giù.. Lascio la 180(il paziente psichiatrico,dal numero della legge Basaglia) in compagnia del mio collega e di non so quanti poliziotti e vado al piano di sotto. Un signore sudatissimo e bianco come un lenzuolo è steso sul letto e mi dice che non ha dolori ma si sente male. Di che patologie soffre? Che farmaci prende? Ha il pacemaker dice la moglie, e mentre me lo dice sento il polso periferico sparire e il paziente perdere conoscenza.. Mettiamolo per terra, presto, comincio il massaggio cardiaco e chiedo al mio autista di correre a prendere ambu e ossigeno. Il paziente è di nuovo con noi. Il pacemaker è di nuovo con noi, più che altro, ma continua a funzionare a singhiozzo costringendomi a non mollarlo un attimo..Chiamo il centro mobile di rianimazione con la mano libera, chiedo di portare il monitor che può essere usato anche come una specie di stimolatore cardiaco esterno..arriva il medico che doveva andare dal paziente psichiatrico e con lui che mi sorveglia il ritmo del paziente intanto cerco d’incannulare una vena.. Arrivano i nostri! Gli affido il paziente sano e salvo ma decisamente instabile e ritorno dalla mia “180″: riesco a farmi dare retta, e a venire in ospedale senza T.S.O. sottobraccio a me, sembriamo due sposini. Sono le 6.40 quando arriviamo in pronto soccorso, lascio il mio stato maniacale ad arringare 5 o 6 colleghi con le occhiaie nere per la lunga notte dell’emergenza con l’atomica, Carla Bruni e tutto il resto. In sala rossa il paziente col pacemaker in avaria sta facendo l’ecocardiogramma: sano e salvo.CAFFEEEEEEEEEEEEEEEEEEE’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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