La mamma del cretino è sempre incinta, e purtroppo ha vaccinato i suoi bambini


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Quel che rimane della vaccinazione anti vaiolosa sul mio braccio (lentiggini, come sempre)

Il vaiolo, ne rimangono solo fotografie 

Opistotono: la tossina tetanica provoca spasmi muscolari di forza inaudita. Esiste ancora, anche in Italia 

…Che poi qualunque vaccino è geniale. Significa iniettare virus/batteri/tossine attenuati o morti che non sono abbastanza nocivi per farci ammalare ma lo sono abbastanza per scatenare in noi una reazione tale che la memoria immunitaria di cui siamo per fortuna dotati al successivo contatto si scatenerà contro il “nemico”. Non c’è niente di più naturale dei vaccini, perché mimano quello che l’organismo fa tutti i giorni, continuamente e che ci permette di combattere il nostro successivo incontro con le malattie. Non è un farmaco il vaccino. È una riproduzione dei normali meccanismi immunitari, solo che ci permette di crearci un’immunità contro malattie troppo pericolose per rischiare un primo contatto da non immuni.

Molti di quelli che farneticano oggi avrebbero dovuto incontrare il vaiolo o il tetano qualche anno fa, ma la loro mamma purtroppo li ha vaccinati.

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12 maggio: infermiera ci sei (e ci sarai per sempre)


International nurses day: è la festa internazionale delle infermiere!

Ho cominciato tardi questo mestiere, avevo già 30 anni, un figlio, un lavoro diverso. Non tornerei indietro mai.

Neanche nelle giornate più cupe, quando sei frustrata perché i soccorsi sono tanti, o sbagliati e hai fame o devi fare pipì, o vanno a finire male pure se hai dato tutto (oggi). 

Quando devi aiutare qualcuno sotto la pioggia, o in mezzo si rifiuti, o alle 4 di notte quando vorresti solo dormire. 

Quando prendi lo stipendio e capisci che quello che ci metti nel lavoro dovrebbe essere valutato diversamente e di più perché tratta di vite e non di merci, ma sai che non succederà. 

Quando ti accorgi che nessuno fra i tuoi amici ha visto nella vita la quantità di morti che hai visto tu in una settimana, ma non ne puoi parlare con nessuno se no sei pesante, o quando ti viene da piangere perché vedi l’amore fra le persone che quando ci sta di mezzo la salute sembra ancora più forte e ti commuovi.

Quando nasce un bambino o muore una persona a cui voleva bene un quartiere intero, tutti in strada increduli, le grida ripetute come un’eco, il sangue per terra.

Non tornerei mai indietro, anche perché non si può.

Infermiera ci sei, e ci sarai per sempre, anche quando sarai vecchia e smetterai di lavorare, anche quando sei in vacanza, quando parli a tuo figlio. 

Posso smettere di fare l’infermiera, ma sarò in infermiera per sempre.

Vorrei non parlare di suicidio 



Io non so davvero come fate a parlare tutti della storia del ragazzino suicida di Lavagna. E prima del ragazzo friulano. Voi non immaginate che pericolo fate correre a chi è a rischio suicidario. Il suicidio è a fortissimo rischio emulazione (effetto Werther, studiato, accertato fin da quando uscì il libro di Goethe, che i giovani innamorati suicidi facevano trovare vicino al proprio corpo, da cui il nome). In paesi più civili del nostro la stampa, i giornalisti in genere quando pubblicano di un suicidio sono tenuti a pubblicare contestualmente una notizia positiva (anche il riuscire a venir fuori da una crisi è qualcosa che tendiamo ad emulare, l’effetto si chiama Papageno e viene dal nome di un personaggio del Flauto Magico) e a non indulgere in particolari come il metodo utilizzato per morire. Al mondo ogni 40 secondi una persona muore di suicidio, e per ognuna di queste persone ce ne sono 20 che tentano di farlo. 800.000 morti l’anno. Seconda causa di morte dopo i traumi accidentali nella fascia di età 15-29. Smettetela, smettiamola. Pensateci. Leggete i dati sulla pagina sul suicidio dell’Oms, informatevi di quale fenomeno enorme è questo. Per favore. Ps: ogni volta che intervengo in un caso di suicidio o tentato suicidio vorrei scrivere, e ogni volta rimando, ma nella mia testa e nei miei occhi ho le facce, i brandelli di storie, i biglietti, le case di tutti questi pazienti che sono loro, ma sarei potuta essere io, chiunque di noi. È difficile. Ci vuole pudore.

I sommersi e i salvati, soccorrere


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Mi impadronisco del titolo di un grande libro di Primo Levi, alla vigilia del Giorno della Memoria, che ricorre ogni anno a ricordarci il giorno dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, il più grande salvamento della storia del ‘900.

In verità però rubo il titolo per parlare del soccorrere, di quanto negli ultimi giorni di cronaca italiana questa parola sia ricorsa nelle notizie. Il terremoto ci squassa dal 24 agosto scorso, prima Amatrice, poi Marche, Umbria, ancora Lazio e Abruzzo. Ora ci si è messa pure la neve, la valanga.

I colleghi soccorritori hanno superato ogni limite di capacità, ingegno nel superamento degli imprevisti, speranza nella resistenza delle vittime, umanità (Vai Chicco dice il Vigile del fuoco, a dimostrazione che viene sempre prima il soccorso, la vittima, che la meritata gioia e orgoglio).  Per 5 minuti l’Italia parla solo di questi eroi dagli stipendi troppo bassi, i mezzi scarsi, abbiamo già sentito questi discorsi in altre occasioni.

Pochi giorni dopo cade un elicottero del 118 Abruzzese, quindi le vittime sono non solo tecnici elicotteristi e sanitari più paziente, c’è sempre pure il soccorso alpino in elicottero in Abruzzo. Sei vittime. Qualcuno sul web si chiede se valga la pena, visto che quello era solo uno sciatore con tibia e perone rotti ed era stato imprudente ad andare a sciare in una giornata di meteo avverso. Soccorritori ancora eroi, vittima un po’ meno, insomma. Ricordo ai miei colleghi che il paziente è il paziente. Non si sceglie e uno vale uno, sciatore imprudente, malato di cancro, bambino, ubriacone.

A Venezia il giorno dopo un ragazzo profugo Gambiano si butta per uccidersi nel Canal grande, davanti a centinaia di persone, nonostante il Canale di Sicilia lo avesse visto salvo, a guadagnarsi la vita qui dove stiamo bene. Soccorritori: non pervenuti. Vittima: salutata durante la morte dal grido Neghite Negro Africa!            Notizie: non so, non ci sono riuscita a leggere i commenti nè a vedere il video fatto da un uomo che filma un uomo morire e non fa niente, anzi un po’ si compiace per le visualizzazioni su YouTube.

C’è qualcosa che non torna.

Piccola storia ignobile della domenica notte

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Repost per #nonunadimeno #25novembre, anche se in strada incontro la violenza di genere non solo quando trovo una donna picchiata.

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Piccolo imbecille che alzi le mani,
Misero come la miseria quando le sbatti la faccia contro la ringhiera delle scale di ferro.
Inutile impotente che usi le ginocchia sulla schiena di lei, e i calci sulla pancia dove c’è tuo figlio.
Non lo saprai mai che c’era tuo figlio lì dentro, ed è giusto così.
Inutile fare altre vittime.
(A tutte le M. cui la pochezza violenta del proprio uomo fa decidere di abortire. Ci sarà certamente qualche saccente per la vita che vi giudicherà per questo. Siete più violenti di chi maltratta, meritate lo stesso ribrezzo)

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