Fralepagine


Mi piace leggere, e a volte mi capita fra le pagine di trovare qualcosa che riguarda direttamente o per vicinanza con i temi della malattia, della vita e della morte, righe che credo siano d’interesse per la mia professione. Ne scrivo qua.

ps:potete trovarmi su Anobii mi chiamo mlcbrown

Oggi ho letto questo “L’assistenza è un’arte; e se deve essere realizzata come un’arte, richiede una devozione totale ed una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore; con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle.” (Florence Nightingale)

Il corpo e l’infermiera
“In effetti la sua presenza fisica,il suo corpo, non mi risultavano repellenti.Mia sorella faceva l’infermiera.Mi aveva insegnato a trovare repellenti non i corpi, ma solo le persone al loro interno.pagina 142

“Prima le donne volevano fare le infermiere.Adesso vogliono diventare terapeute” pagina 262

“Miss Blake aprì la camicia di Ali;adesso era completamente sbottonata.Le infermiere come sua madre devono toccare sempre degli sconosciuti.Gli diceva che era naturale;lei aveva visto cose ributtanti,ma nessun corpo umano l’aveva mai disgustata” pagina 332

Lo scafandro e la farfalla Il libro, come il film, ormai lo sanno tutti, è scritto con grande difficoltà (attraverso la lettura e trascrizione del battito di ciglia dell’occhio sinistro dell’autore) da Bauby allorchè si ritrova a 44 anni imprigionato nel suo corpo (locked-in: chiuso dentro, questo è il nome della sindrome di cui soffre) perfettamente cosciente, ma non potendo muovere altro se non occhio sinistro e testa. Dunque,non è facile commentare questo libro e non inanellare banalità sul valore della vita, sul fatto che ci accorgiamo del valore della salute quando la stiamo perdendo o l’abbiamo persa ecc. Io l’ho letto prima di tutto come infermiera, e devo dire che il mio orgoglio personale e professionale ne è uscito un po’ a pezzi, visto che quando ho avuto nel mio reparto un paziete affetto da questa terribile malattia ho fatto ben poco per “la farfalla”, il pensiero che ancora era nel paziente A., nonostante abbia fatto tutto il possibile per il suo “scafandro”, il corpo che lo imprigionava. E’ come vedere scritto nero su bianco il mio fallimento, e francamente mi riesce difficile scriverne di più.

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