Madri


Le madri subiscono pressioni da quando il test di gravidanza risulta positivo, anche pressioni culturali, non solo quelle delle millemila persone che anche in buona fede e per aiutarti ti dicono la loro. Col mio secondo figlio scelsi con grande convinzione il rooming in, che significa avere il neonato accanto a te da subito sempre, neanche qualche breve pausa al nido, a parte quando vengono a trovarti amici e parenti e ti sollevano un po’. L’allattamento è favorito, è tutto più naturale, no? Tu hai partorito, e sei sfinita. L’ultimo mese spesso non riesci a dormire, hai altri figli magari, da seguire. Il corpo poi si deve riadattare in poche ore a uno stato che ha acquisito in nove mesi, è la festa degli ormoni, piangi, ridi, felicità, paura, emozioni che scuotono. Ti ritrovi sul letto con questo piccoletto famelico, che trova ancora solo poche gocce di colostro prezioso al posto del latte. Vorresti chiamare le infermiere ma resisti, sei madre, ce la puoi fare, sei infermiera, ti sembra quasi di disturbare le colleghe anche se hai tu stessa bisogno di assistenza, ce la puoi fare. Ti metti il piccoletto sulla pancia, fra i seni, le braccia incrociate, al sicuro. Ti addormenti. Le braccia si rilassano. Si aprono. Lui rotola lateralmente, il letto è alto un palazzo per uno piccolo così.

Il più antico, preistorico dei tuoi riflessi, quello delle bestie, cervello e surreni, attacco o fuga, cortisolo e adrenalina ti fa svegliare in una frazione infinitesimale di tempo: i muscoli scattano, le braccia si richiudono, tuo figlio ti guarda con quei piccoli abissi neri che apre ancora così raramente e che sono predisposti per vedere solo a 40 centimetri, per riconoscere l’ovale del tuo viso, tanto basta. È la perfezione del corpo : il mio, il suo. Mi attacco al campanello, lo faccio portare al nido fino alla poppata successiva. Crollo.

Tutto ciò che è successo nella mia vita da quel giorno in poi si è deciso in un istante. Sarebbe caduto in terra, le conseguenze sarebbero potute essere mortali. Una delle tante sliding doors della mia vita, della sua, della vita di tutti. La differenza fra una madre felice e una vita finita si è giocata così.

È difficile giudicare una madre che perde un figlio per una distrazione fatale.

Che ne sapete. Silenzio.

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Vaccini, omopatia e gattini


Gattini, gattini, gattini


Dopo estenuanti scambi su Facebook sul tema Vaccini, è capitata questa terribile disgrazia: un bambino di 7 anni morto probabilmente perché curato con soli farmaci omeopatici e non portato in ospedale per tempo. Ancora una volta su Facebook impazzano le polarizzazioni: omeopatia sì/omeopatia no. Una mia amica scrive: quelli che si curano con l’omeopatia non conoscono la malattia e l’ospedale, forse non hanno mai avuto neanche la cistite.Curala un po’ la cistite con l’omeopatia e poi vedi. Leggendola ho pensarti alla cistite e di riflesso al cramberry, una cura naturale per la cistite. L’esempio della cistite è importante. Mi spiego. La cistite si cura con l’antibiotico, ma anche con il cramberry (succo di mirtillo rosso). Cosa ti hanno combinato i ricercatori nemici di big pharma? Hanno sottoposto la cura col cramberry agli studi tradizionali, dimostrando con un metodo scientifico che antibiotici e cramberry funzionano tutti e due. Se usassero tutti lo stesso metodo (lo stesso “linguaggio” e metodo di validazione delle sostanze/farmaci) nessuno potrebbe dire: ciarlatani! E voi? Servi di big pharma! In questo modo si toglierebbe quest’aura di magia intorno alle cure alternative e anche un po’ di senso di colpa a me madre che ho riempito per Anni mio figlio di cortisone e Antibiotici ma sempre in cuor mio pensando che era troppo. E mi ci facevano sentire pure i genitori “omeopatia pura” in colpa. Dobbiamo capire da queste storie di vaccini e da questo episodio brutto che siamo tutti a disagio. Abbiamo avuto genitori o amici e fratelli che si spegnevano chemio dopo chemio e abbiamo pensato ma siamo sicuri che non sia stata ancora trovata un’alternativa più mirata, che non uccida anche così tante cellule sane? Chi vaccina non è per forza vestale della medicina che spara, chi non vuole vaccinare forse dà cortisone e antibiotici al figlio al primo colpo di tosse. Secondo me non ci sono partigiani, ma solo persone che vorrebbero tutti una medicina un po’ diversa, da tutte e due le parti.

La merda, le lacrime, l’alba


Quanto è eroico il nostro lavoro, ce lo dicono tutti. Davvero salvate le vite, fate ripartire il cuore, interrompete l’emorragia che porterebbe in pochi minuti alla morte? Esatto. E ci sporchiamo di merda, ma non lo diciamo, suona peggio. A volte ho pensato che se solo avessi detto a mio marito o a un mio amante che cosa aveva portato via l’acqua della doccia prima di abbracciarlo, forse quel l’abbraccio, quei baci sarebbero stati meno convinti, più cauti. Siamo tutt’uno col paziente, merda, lacrime e sangue. 

In notti che sembrano non finire mai, con i soccorsi interrotti solo da pochi minuti di sonno senza toglierci neanche le scarpe, condividiamo i momenti più difficili di un uomo, ed è vero che l’importante è uscirne vivi, ma quanta tristezza e umiliazione, e non solo paura di morire, c’è nella lacrima che riga la guancia di un uomo di 90 anni in salvo in ospedale dopo essere stato inerme nella propria merda? Quando i suoi familiari stessi sono paralizzati dal cattivo odore e dallo sporco ho sempre provato un grande orgoglio nel ridare pulito e dignità oltre che vita. Quello che forse era un professore o un dirigente temuto, quello splendore di ragazza fuori da una discoteca all’ Ostiense, bella da concorso di bellezza con i vestiti da aperitivo e i capelli di seta imbrattati di diarrea, uno sbaffo marrone sulla guancia sotto il rimmel disciolto dalle lacrime di rabbia. 

Stamani a questo pensavo mentre rientravo in postazione   dopo il soccorso all’alba, mi ci ha fatto pensare il barelliere quando mi ha ricordato un altro soccorso “marrone” in cui eravamo insieme. All’orizzonte mentre sui ruderi dell’Appia antica il cielo si faceva rosa e la luna calava, dalla radio in macchina ci avvolgeva Save a prayer to the morning after (ma come fa la radio a sapere?), una lacrima mi rigava la guancia e il mio rimmel si scioglieva come quello della mia dottoressa che cantava pure lei. Buonanotte e buongiorno a noi e ai nostri pazienti, compagni di merda e lacrime. Vado a dormire.

  Benvenuto David, figlio del mondo!


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Benvenuto piccolino,  è tanto che non scrivo e tanto avrei avuto da dire, ma non ho detto, in questo 2015 di rivoluzione per questa infermiera di strada. Ne parlerò ma non ora, oggi ci sei tu.

Sei nato in mezzo al fango e al buio nell’ ippodromo dismesso di Tor di Valle, sottotevere, in mezzo al nulla, alle 4 di notte e hai fatto tutto da solo.

Per te si sono mossi i viglilantes dell’ippodromo, i vigili urbani, i carabinieri, la polizia, due ambulanze, la mia automedica.

Per te si sono impantanate un’ambulanza e una macchina della polizia, ah sì! Per te sono arrivati quando ancora era buio anche due carro attrezzi.

Scrivo di te e ti mostro al mondo, col permesso della tua giovane mamma per molti motivi.

Perché ieri un amico ci raccontava di quanto sia difficile non vacillare di fronte alle continue notizie di morte e terrore che arrivano da ogni parte del mondo. Non vacillare Andrea! È nato David!

Perché in questi giorni ci tocca combattere contro l’ipocrisia che vuole un’Italia medioevale, in cui si vorrebbe distinguere tra amore e amore, fra famiglia e famiglia. C’è un solo amore e ci sono tante famiglie di tutti i sessi e di tutti i colori. È nato David!

Perché quando nel mio lavoro ci troviamo a cercare di aiutare a vivere pazienti come te la notte non stanca più, tutti lavorano meglio di sempre, insieme, nel fango e poi in ospedale, noi ci siamo per la vita! Di tutti. Ovunque.

Perché è festeggiare col caffè e i cornetti caldi e condividere nel freddo questo meritato risultato, che sei tu, che è la tua mamma commossa, che è la gioia di un lavoro ritrovato che mi fa ancora piangere e ancora ridere, come sempre.

Ps: a un certo punto ho soffiato su di te un po’ di alito caldo per non farti raffreddare in questa gelida notte. Un po’ bue, un po’ asinello, non so, non sono credente,io. Ma va bene così. Benvenuto!

Pasqua nei cuori (Colazione di Pasqua)


Auguri a chi ci crede oppure no, ai pazienti e ai parenti, ma soprattutto al camperista che stamani ha occupato il cancello carrabile dell’ RSA in cui sono andata a prendere la signora Ida, avremo pur dovuto fare il giro più lungo, ma la risata che ci ha fatto fare quando ha aperto la porta e si è mostrato ancora con i calzoni alle ginocchia dopo aver abbandonato suo malgrado le sue due partner nel letto del camper ci ripaga di tutto! Viva la vita, viva l’amore e la resurrezione qualunque essa sia 🙂

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