Benvenuto David, figlio del mondo!


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Benvenuto piccolino,  è tanto che non scrivo e tanto avrei avuto da dire, ma non ho detto, in questo 2015 di rivoluzione per questa infermiera di strada. Ne parlerò ma non ora, oggi ci sei tu.

Sei nato in mezzo al fango e al buio nell’ ippodromo dismesso di Tor di Valle, sottotevere, in mezzo al nulla, alle 4 di notte e hai fatto tutto da solo.

Per te si sono mossi i viglilantes dell’ippodromo, i vigili urbani, i carabinieri, la polizia, due ambulanze, la mia automedica.

Per te si sono impantanate un’ambulanza e una macchina della polizia, ah sì! Per te sono arrivati quando ancora era buio anche due carro attrezzi.

Scrivo di te e ti mostro al mondo, col permesso della tua giovane mamma per molti motivi.

Perché ieri un amico ci raccontava di quanto sia difficile non vacillare di fronte alle continue notizie di morte e terrore che arrivano da ogni parte del mondo. Non vacillare Andrea! È nato David!

Perché in questi giorni ci tocca combattere contro l’ipocrisia che vuole un’Italia medioevale, in cui si vorrebbe distinguere tra amore e amore, fra famiglia e famiglia. C’è un solo amore e ci sono tante famiglie di tutti i sessi e di tutti i colori. È nato David!

Perché quando nel mio lavoro ci troviamo a cercare di aiutare a vivere pazienti come te la notte non stanca più, tutti lavorano meglio di sempre, insieme, nel fango e poi in ospedale, noi ci siamo per la vita! Di tutti. Ovunque.

Perché è festeggiare col caffè e i cornetti caldi e condividere nel freddo questo meritato risultato, che sei tu, che è la tua mamma commossa, che è la gioia di un lavoro ritrovato che mi fa ancora piangere e ancora ridere, come sempre.

Ps: a un certo punto ho soffiato su di te un po’ di alito caldo per non farti raffreddare in questa gelida notte. Un po’ bue, un po’ asinello, non so, non sono credente,io. Ma va bene così. Benvenuto!

Volete capire cosa sta succedendo al 118 (e alla sanità in Italia)?

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Eccomi qua, appena montata in servizio il collega che mi da il cambio mi dice: vai al ps del San Camillo, la barella è bloccata lì. Quando arrivo trovo molte altre ambulanze qua ferme oltre alla mia. Sono tutte private, sei su sette lo sono. Sotto i nostri occhi e se scrivo è perché vi accorgiate che questo accade anche sotto i vostri, quella che pochissimi anni fa era definita la seconda o terza migliore sanità del mondo si è trasformata in quello che questa foto dimostra chiaramente. Una mucca da mungere, un limone da spremere per foraggiare il privato di turno. Tutti noi paghiamo per farci spolpare. Noi forse serviamo a questo e non dico solo noi contribuenti, anche noi quando ci ammaliamo anzi forse è bene che ci ammaliamo, sempre di più.

Buon anno

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Ieri sera, alla fine di una giornata piena di lunghe telefonate, sono stata rimproverata da mio figlio Giacomo di 10 anni perché mi ero esposta troppo lungamente alle onde elettromagnetiche del cellulare. Bisogna fare attenzione con i bambini, loro imparano tutto e poi giustamente ci chiedono conto dei nostri comportamenti. Allora un po’ per tranquillizzarlo e un po’ per tranquillizzarmi ho preparato per me e per questo piccolo grillo parlante un piatto a base di curcuma, potente antinfiammatorio che colora il curry di un giallo aranciato e protegge il corpo umano dalle neoplasie (non è magia, ci sono studi medici su prestigiose riviste scientifiche che spiegano la capacità della curcumina addirittura di indurre le cellule all’apoptosi, il suicidio cellulare in pratica). Prima di cucinare mi sono lavata le mani. Dopo mangiato mi sono lavata le mani. Ho fatto pipì e mi sono lavata le mani.Prima di andare a dormire mi sono lavata le mani. Lo so sembra un delirio ossessivo-compulsiva ma sono un’infermiera, non ne posso fare a meno. Stamani mi sono svegliata e la prima cosa che ho notato è che ho le mani e soprattutto le unghie ancora gialle, giallissime, come se non le avessi lavate mai. Il fatto è che proprio perché sono un’infermiera io non porto mai lo smalto, che mi è stato insegnato essere un forte ricettacolo di germi, da evitare assolutamente in sala operatoria per il rischio elevatissimo di infezioni della ferita chirurgica, ma qualche giorno fa ho voluto provarlo per vedere come mi stava. Ebbene: se la curcuma che è una polvere, si può vedere e toccare e lavata via 10 volte dalle mani è ancora lì, aggrappata al mio smalto sulle unghie dopo 10 lavaggi mi sono chiesta, quale sarà la capacità di penetrazione dei batteri e dei virus che neanche si vedono ad occhio nudo?
Il lavaggio delle mani e le sue implicazioni per la salute sono sempre stata una mia fissa, dai tempi della scuola infermiere, e così ho deciso di scrivere questo post. Colleghe, amiche, smettetela con lo smalto sul lavoro, è una cassaforte per la sporcizia, dategli sotto con l’acetone, non si può lavorare così, sarebbe come fare una medicazione con la sigaretta in bocca, non fatelo.
Pazienti, persone che a qualche titolo frequentate pronto soccorso o reparti in ospedale: pretendete di non essere toccati da quelle bellissime, sinuose mani smaltate, sono belle ma sporche anche sotto i guanti.
Ecco. Mi rendo conto che sembra un po’ delirante questo post ma è molto serio. Ora vado a togliermi lo smalto. Non lo faccio più, ciao, auguri ancora.
Ps: se volete avere notizia sulla curcumina e i suoi effetti preventivi e curativi verso il cancro chiedete pure, e vi manderò i riferimenti via mail o qui. Buon curry, buon anno

Con la paperella puntata tipo timone verso il San Camillo (15 agosto, ore 14.00)

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Ferragosto, sono le due del pomeriggio, Roma è deserta e io vado a lavorare. Di turni ne farò due, per un totale di 17 ore di lavoro, fino a domani mattina alle 7. Quando sono arrivata in ritardo e già sudatissima sul piazzale della postazione e ho riconosciuto le auto dei miei colleghi ho avuto un momento di tenerezza, quasi di emozione. Ultimamente vado a lavorare con l’elmetto in testa, quasi dovessi scendere in trincea: la crisi, i tagli, le condizioni di lavoro sempre più precarie rendono le giornate più difficili, noi operatori siamo più frustrati, i pazienti più fragili, le loro richieste più pressanti, e non solo dal punto di vista sanitario.
Eppure io mi sono emozionata, solo perché ho visto le macchine dei colleghi. Ho pensato che io, loro, le nostre famiglie indirettamente siamo qui perché la città sia meno vuota, meno pericolosa, più civile. Non c’è niente di eccezionale in questo: è la nostra normalità, eppure ogni tanto me ne ricordo.
Buon Ferragosto a tutti