Pelle di serpente, pelle di paziente


Ogni volta che mi trovo davanti ad un suicida nel mio cervello si crea un piccolo spazio accogliente per i particolari di ciò che vedo. Accogliente vuol dire largo abbastanza da ricordare per sempre il suo corpo, la sua pelle, la scena intorno a lui, la lettera che inevitabilmente ha lasciato per chiedere scusa a qualcuno che amava e che amava lui. Noi, i carabinieri, la polizia, che camminiamo in tondo intorno a lui cercando uno scopo, una cosa da fare quando non si può più. Questi pazienti non riesco a lasciarli lì dove li trovo perché nel crearsi questo piccolo spazio sono irruenti, fanno male, come se mi lacerassero per reclamare il loro posto. A loro modo ognuno di loro potrei essere io. E questa non è una considerazione su di me.

Fine vacanza 


Fine vacanza (come passi il tuo sabato? Due ore sul raccordo, due feriti gravi, un elicottero, un’ Automedica, un’ ambulanza, un camion dei pompieri, almeno 5 auto della polizia: gravi ma salvi loro, bravi e felici noi, pranzo alle 4, stanchezza e fame non pervenute, cinture: la prossima volta allacciatele)