Madri


Le madri subiscono pressioni da quando il test di gravidanza risulta positivo, anche pressioni culturali, non solo quelle delle millemila persone che anche in buona fede e per aiutarti ti dicono la loro. Col mio secondo figlio scelsi con grande convinzione il rooming in, che significa avere il neonato accanto a te da subito sempre, neanche qualche breve pausa al nido, a parte quando vengono a trovarti amici e parenti e ti sollevano un po’. L’allattamento è favorito, è tutto più naturale, no? Tu hai partorito, e sei sfinita. L’ultimo mese spesso non riesci a dormire, hai altri figli magari, da seguire. Il corpo poi si deve riadattare in poche ore a uno stato che ha acquisito in nove mesi, è la festa degli ormoni, piangi, ridi, felicità, paura, emozioni che scuotono. Ti ritrovi sul letto con questo piccoletto famelico, che trova ancora solo poche gocce di colostro prezioso al posto del latte. Vorresti chiamare le infermiere ma resisti, sei madre, ce la puoi fare, sei infermiera, ti sembra quasi di disturbare le colleghe anche se hai tu stessa bisogno di assistenza, ce la puoi fare. Ti metti il piccoletto sulla pancia, fra i seni, le braccia incrociate, al sicuro. Ti addormenti. Le braccia si rilassano. Si aprono. Lui rotola lateralmente, il letto è alto un palazzo per uno piccolo così.

Il più antico, preistorico dei tuoi riflessi, quello delle bestie, cervello e surreni, attacco o fuga, cortisolo e adrenalina ti fa svegliare in una frazione infinitesimale di tempo: i muscoli scattano, le braccia si richiudono, tuo figlio ti guarda con quei piccoli abissi neri che apre ancora così raramente e che sono predisposti per vedere solo a 40 centimetri, per riconoscere l’ovale del tuo viso, tanto basta. È la perfezione del corpo : il mio, il suo. Mi attacco al campanello, lo faccio portare al nido fino alla poppata successiva. Crollo.

Tutto ciò che è successo nella mia vita da quel giorno in poi si è deciso in un istante. Sarebbe caduto in terra, le conseguenze sarebbero potute essere mortali. Una delle tante sliding doors della mia vita, della sua, della vita di tutti. La differenza fra una madre felice e una vita finita si è giocata così.

È difficile giudicare una madre che perde un figlio per una distrazione fatale.

Che ne sapete. Silenzio.

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6 thoughts on “Madri

    • Ricordo di essere venuta a trovarti quando era nato il grande, tu ancora allattavi Chiara che aveva 14 mesi e avevi un sacco di latte, la dea del latte, mi facesti vedere come schizzava fuori dai capezzoli. Io avevo Matteo al Bambin Gesù appena operato e ti chiesi come potevo continuare ad allattare mentre lui era via. Tu mi rispondesti stai a letto, riposa, bevi tanto, lascia le incombenze alle nonne, ma ero troppo giovane per non capire che affrancarsi dai genitori non significa rifiutare l’aiuto quando ne hai bisogno. Anche questa è una pressione culturale, e io ero ancora troppo figlia forse per essere madre. ❤️

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