A tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte. A solo pochi eletti la luce dell’aurora. (Emily Dickinson)


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Seduta su un gradino mentre il cielo comincia a schiarirsi, aspetto che si liberi la mia barella, aspetto la fine del turno, ho le braccia gelate, ma vuoi mettere i 20 gradi del cortile del San Camillo con i massimo 15 gradi del pronto soccorso? I pazienti non dormono, sono ibernati, probabilmente. Ho lasciato la branda della postazione dove, appisolata in attesa del mio soccorso me ne stavo al calduccio sotto una copertina di pile, nell’ennesima estate che ha “…battuto tutti i record per le temperature più alte dal torrido 19XY…”. Questo mondo sta impazzendo, solo un anno fa(o due? Due) tutti compatti a votare contro le centrali nucleari in Italia, chè l’energia la vogliamo pulita e preferiamo risparmiarla, ma guai ad abbassare i congelatori, oops i condizionatori: meglio il pile ad agosto che versare una goccia di sudore. Ritorno col pensiero alla brandina e al mio plaid, non era un pisolino proprio tranquillo devo dire, il telefono ha squillato mentre sognavo con un occhio aperto ed uno chiuso che un cucciolo di maiale, sì insomma un porcellino tentava di mordermi per giocare e io ne ero spaventatissima, si sa che i maiali quando mordono non scherzano. Il “sogno” era cominciato con me che uscivo per fare un soccorso dalle parti dello storico Bar Baffo di Stazione Trastevere, proseguiva con la sgradevole sensazione di trovarmi a fare il soccorso con addosso non la plasticatissima divisa arancione dell’Ares 118 ma bensì un vestitino estivo e i tacchi, fin quando non mi ritrovavo con il mio equipaggio sulle sponde del Tevere dove, superato un insediamento di nomadi, le pozzanghere, i tipici toponi, arrivava una processione, tutti erano in festa, i due gemellini di quattro anni del mio collega Bernardo(che era con me nel sogno e nel mio equipaggio) giocavano e io incontravo una signora con un paio di bei cagnoni e il porcellino. In pochi minuti ci siamo trovati in una tranquilla stradina di Monteverde con 2 camion dei vigili del fuoco(è sempre un bel vedere, anche alle 3 di notte) e una pattuglia della polizia(mannaggia devo avere lo stesso turno del poliziotto simpaticone che qualche tempo fa volle i miei documenti perché mi impuntai nel corso di un intervento per difendere una povera donna a cui i servizi sociali stavano a cuor leggero portando via la bambina, me lo ritrovo davanti pure stanotte): dalla strada qualcuno ha sentito le grida d’aiuto di una signora che deve essere caduta in casa ma non riesce a muoversi, i vigili le entrano in casa con l’autoscala, noi la soccorriamo, i poliziotti…boh. Rispetto ad altri soccorsi simili(in gergo sono detti “soccorsi a persona”) entrare in casa è stato abbastanza semplice, i pompieri non hanno dovuto rompere vetri nè porte, e per fortuna troviamo la signora C. in buone condizioni. È in terra, indolenzita dalla permanenza sul pavimento, ma non ha niente di rotto. Ricorda di essere inciampata, ma poi non è riuscita a rialzarsi a causa di questo tipo che la bloccava con un pesce, un grosso pesce fresco, non surgelato, approfittando del buio. Ora la signora si spiega tutto, anche il dimagrimento subìto negli ultimi tempi: da 55.4 a 55.2 kg, sicuramente l’ansia provata a contatto col tipo del pescione l’ha fatta deperire.Nonostante i suoi buffi discorsi mi raccomanda di chiudere il gas e le finestre, mi fa pensare teneramente a mia madre. È ipotesa, probabilmente disidratata, e in pronto soccorso le sue analisi rivelano un’ipokaliemia(mancanza di potassio). Oibò, chissà quant’era il mio potassio durante lo strano sogno di stanotte?
Le ultime ore del turno si srotolano sul gradino di cui parlavo, scrivo, prendo un tè, faccio una chiacchiera e prendo il caffè, albeggia e fotografo la magnolia che sta a guardia del pronto soccorso: chissà quante ne ha viste e sentite, povera magnolia, eppure è alta e sanissima. Un aereo rosso solca il cielo, un’infermiera rossa solca Viale Marconi. Torno dal maialino. Speriamo di incontrarlo di nuovo.

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