Incontri

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Scusi, ha visto passare Babbo Natale? Sì guarda, di là al codice verde

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Giorno di maiale a Via Candoni

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Via Candoni, Roma. Campo nomadi. È il giorno della macellazione del maiale. Ogni due o tre baracche gli uomini stanno lavorando i maiali appena uccisi. Ce ne sono alcuni ancora vivi, tenuti buoni da una parte. I maiali intuiscono il momento della fine, si agiterebbero. Con l’ambulanza giriamo fra i vialetti cercando la donna che dobbiamo portare in ospedale a partorire. Bambini e donne sono ovunque, è una festa nonostante le lunghe scie di sangue per terra. Non è molto diverso dal ricordo di quando bambina in campagna guardavo i miei nonni che lavoravano il maiale, a Natale. Oggi volevo fotografare il lavoro dei nomadi, ma mi hanno detto che portava male fotografare il maiale. C’era una bambina molto bella con una croce di sangue di maiale sulla fronte. Sua madre mi ha detto che porta fortuna.

Un’altra primavera chissà quando verrà

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I compagni di strada possono essere pesanti come zavorre o solidi come bastoni su cui appoggiarsi quando la strada è in salita. Possono neutralizzare la tua allegria e buona volontà come renderti piacevole anche i soccorsi più ingrati. Oggi ho lavorato con Francesco, in due tanto per cambiare, chè tanto finché non ci scappa il morto l’azienda continua a farci rischiare ogni giorno. È andata bene anche stavolta. Anche perché appena salita in macchina (brrr, temperatura polare) Francesco ha intonato “Erba di casa mia” di Massimo Ranieri. Siamo arrivati trionfanti in mezzo ai palazzoni della Magliana intonando a squarciagola:
Ma un’altra primavera
chissà quando verrà
per questo dalla vita
prendo quello che da
amare un’altra volta
ecco cosa farò
m’illuderò che sia
erba di casa mia
Quanta emozione
un calcio ad un pallone
tu che dicevi piano
amore mio ti amo
Ma la vita è questa
sembra uno strano gioco
da equilibrista
sempre più in alto
e poi un bel mattino
ti svegli con la voglia
di ritornar bambino.
Che vi devo dire, ha fatto meno freddo

Emergenza tutti i giorni


In emergenza si incontrano colleghi eccezionali. Peccato che i pazienti non lo sapranno mai, probabilmente. A volte(raramente)si ricordano di ringraziare il reparto o la rianimazione che li hanno salvati. Che ne sanno loro che se non fossero stati trattati precocemente magari dal cardiochirurgo o dal neurochirurgo non ci sarebbero arrivati mai? Questo è lo status di oggi della mia amica Carla, specie di colonna del pronto soccorso del San Camillo. Dedicato a tutti quei Romani che sono vivi anche grazie a lei e neanche lo sanno

Carla Pierini

delirio in emergenza,tensione ai massimi livelli.una di quelle giornate in cui va tutto storto e il caos regna sovrano.elettrocardiografi che non funzionano,elettrocardiografi che funzionano ma non si possono utilizzare perchè l’ultima risma di carta è terminata,defibrillatori che non defibrillano,i pazienti chiamano,i chirurghi montano drenaggi toracici in ps a gogo’,gli anestesisti intubano,gli ausiliari spariscono,i telefoni squillano: è la dispensa che non ha ricevuto il fax dei vitti; è il laboratorio analisi; è il trasfusionale,e via dicendo. i medici ti intercettano mentre corri come una disperata per consegnarti un foglio di dimissione,purtroppo pero’ hai già entrambe le mani occupate….. non importa,te lo ficcano tra i denti a mo’ di bancomat.
Il malcapitato team-leader infermieristico del momento (nel caso specifico io), in virtu’ dell’onorevole titolo che un giorno gli è stato affibbiato NON PUO’ non essere in grado di far fronte alla situazione! ergo…. è chiamato a rispondere. CARLAAAAAAAA!!!!!!!! CARLAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!moltiplicato per 10,100,1000 volte.ok. calma e sangue freddo. sìììììììì???? dimmi pure….. e giu’ a valanga una serie infinita di problemi da risolvere oltre al lavoro “normale” che non puoi accantonare perchè i tuoi colleghi sono affogati. dulcis in fundo,quando credi che ormai peggio di così non possa andare,ecco che squilla il temuto telefono dedicato esclusivamente alle chiamate del 118 che annunciano l’arrivo dei codici rossi. rispondo io mentre gia’ predispongo la mente all’organizzazione di una postazione idonea per il politrauma, l’edema polmonare,l’arresto cardiaco o qualunque altra cosa stiano per comunicarmi. questa la telefonata: IO: “sì pronto” VOCE:”buonasera signorina,la sto chiamando per dirle che le arriverà un omaggio dalla nostra azienda…..” IO:”adesso si chiama omaggio?! cosa ci state inviando?” VOCE:”se mi lascia parlare glielo dico subito.. si tratta di un’offerta riservata a pochi fortunati sorteggiati dal nostro database. con l’acquisto di uno dei nostri prodotti lei riceverà in omaggio……” IO:”ma che cazzo sta dicendo??!! è impazzita per caso??!! intuisco l’equivoco e continuo: “ma lei lo sa dove sta chiamando?????? questa è la linea d’emergenza di un pronto soccorso!!!!!!” e rovescio sulla poveretta una serie di improperi utilizzandola come capro espiatorio di un inevitabile quanto inopportuno sfogo. Dopo un breve silenzio la sfortunata balbetta qualche imbarazzata parola di scusa e attacca il telefono.
Sono mooolto pentita della mia reazione,anche se non è stata tra le piu’ eccessive della mia carriera di gatto a cui si pesta la coda,anche in considerazione del fatto che questo piccolo ulteriore incidente di percorso alla fine ci ha fatto pure ridere. Ma come si dice,tutto è bene quel che finisce bene; nonostante tutto ancora una volta siamo riusciti a garantire un livello delle prestazioni accettabile quanto basta per non finire sui giornali grazie agli sforzi di (quasi) tutti.