E’ solo un sabato qualunque(un sabato romano)


Eccomi all’alba di domenica dopo un sabato di quelli che non se ne vedevano da un po’, di quelli in cui i soccorsi non ti danno tregua, le soste in postazione servono sì e no a fare pipì, l’alba della domenica ti sembra la mamma che ti accoglie fra le braccia. Il sabato notte si balla, il sabato notte si beve, il sabato notte ci si picchia, si fanno gli incidenti stradali, o almeno così è nel sabato notte dei giovani o giù di lì. Poi c’è il sabato notte delle persone che stanno male, ma quelle ci sono sempre. Noi di strada il sabato notte lavoriamo il doppio, prendiamo doppio caffè, un dolcetto per far tacere lo stomaco che si ribella, cogliamo l’ironia di certe situazioni che “solo la notte”, accusiamo il colpo, la domenica siamo degli zombies.

Giù per l'argine del TevereStanotte è cominciata sotto Ponte Testaccio, fra i rumeni che vivono nel fango e dormono sui materassi in riva al fiume, ce lo passano come malore grave, codice rosso. Ti aspetti l’odore del fiume e  ti ritrovi a respirare il fumo della plastica che bruciano per scaldarsi e l’aroma inebriante dell’alcol, 5 minuti nell’ambulanza e l’aria ne è già satura. Il ragazzo è in coma. Etilico, direi. Provo a chiamarlo, poi a schiaffeggiarlo, infine a fargli male (non per cattiveria, è per stabilire il grado di coma come stabilito dalla Glasgow Coma Scale, lo giuro). Niente. Lo carichiamo e risaliamo l’argine, già chiusa in ambulanza sento gridare: “Occhio che c’è er fiume” mentre il mio autista fa la manovra nel buio, slittando sul fango. Al San Camillo il nostro codice rosso si rianima da solo, si strappa l’ago, scende scalzo dalla barella, chiede di dargli delle scarpe, impreca, se ne va scalzo. Ciao.

In una casa dalle parti della Pisana ci chiamano per un paziente oncologico terminale che respira male. Nulla di curabile, nulla che possa essere fatto in ospedale che non abbia già a casa: morfina e ossigeno.  La casa è piena di foto di genitori, figli e nipoti sorridenti, le foto dei momenti migliori della vita della famiglia. La fotografia di stanotte proprio non ci sta; il nostro medico spiega ai figli che la cosa più utile da fare sarebbe rimanere vicini al padre, dargli la mano, tutto qui. Decidono di farlo portar via.

Ancora un codice rosso, non so più nemmeno che ore sono, sono stordita dal sonno. Arriviamo in questa bella casetta che profuma di nuovo, sul tavolo i resti di una cena a due, fiori, cuori. Lui è nel letto, ha 38 anni, è carino, muscoloso, probabilmente nudo sotto le lenzuola. Lei ci dice che durante il sonno ha avuto una crisi convulsiva, non rispondeva, aveva scosse. Lui ci guarda come se fossimo personaggi spuntati fuori da una puntata di Candid Camera, non capisce cosa ci facciamo là. Gli chiediamo come si sente e se si ricorda qualcosa. Risponde che sta bene e pensa che la sua ragazza ci tenga a lui. Le nostre facce stralunate riflettono la sua. Lo portiamo in ospedale. Lei ci dice che ci seguirà subito dopo. Ripensandoci ci sorrideremo sù: non è mancanza di rispetto, è che la neurologia è davvero la realtà che supera la fantasia, ricordate i libri di Oliver Sacks?

Alba di domenica

L’ultimo soccorso lo facciamo a Monte Cucco, una specie di paesotto sopra la borgata del Trullo, posizione privilegiata per vedere l’alba di domenica, è ora di smontare finalmente. Rotoliamo sfiniti al nostro solito bar, ci siamo praticamente solo noi e i poliziotti, ugualmente sfiniti dalla loro notte di lavoro. Guardando meglio vediamo una faccia conosciuta, ci viene incontro: come sta, lui? E’ la ragazza di stanotte, sono passate ormai 3 ore da quando doveva seguirci subito in ospedale,quella del ragazzo con le convulsioni. Come sta il ragazzo? Sta bene, e crede che la sua ragazza ci tenga a lui.

‘Notte.

3 thoughts on “E’ solo un sabato qualunque(un sabato romano)

  1. Sebbene sia tutto così triste e difficile mi fai ricordare la mia amata Roma, entrando nelle vite (in momenti difficili) degli altri.

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