Il Signor B.


Il Signor B. lo abbiamo trovato su una panchina alla stazione della Metro B Marconi. La chiamata diceva che il Signor B. è in stato confusionale e che si vuole buttare sotto la metro. Quando arriviamo c’è una guardia giurata con lui, lo fa parlare più che con93 anni,sordotenerlo, lui è triste, ma non è affatto confuso, nè agitato. Ha questo cartellino appeso alla giacca, dice “93 anni, sordo”. Ha un gran pancione, una specie di Panama in testa, un bastone, una stampella, una busta, un’immaginetta di Padre Pio, una cartellina rossa, e un coltellaccio in tasca. B. dice che è istruito, è un ingegnere, conosce le lingue e ha lavorato 40 anni all’estero. Ora è stanco di vivere, a cosa serve? Ha 93 anni, sua moglie è morta e lui è stanco. Non ci sono motivi “sanitari” per portare il Signor B. all’ospedale, anche se con i suoi acciacchi e alla sua età nessuno lo respingerebbe. Ma a me sembra che qui ci sia più un problema sociale che sanitario. Sto per chiamare i Carabinieri quando si materializzano in due sulla banchina. Con loro proviamo a chiamare i numeri di telefono che il Signor B. ha meticolosamente scritto nel portafoglio e nella cartellina rossa. Salta fuori una lettera per il Presidente della Repubblica Napolitano in cui B. chiede  di poter essere sottoposto a eutanasia, visto che considera conclusa la sua vita, o almeno quella parte della sua vita che era disposto a vivere. Il Signor B. Salta fuori un altro foglio con i numeri e i nomi di un volontario di cui lui si fida, di un avvocato che pare abbia le sue chiavi di casa, del cimitero dove ha già pagato per il suo funerale e la sua sepoltura vicino alla moglie (ha la sua carta d’identità in tasca, ma tenta di strapparla più volte). Il Signor B. non ha lasciato niente al caso. Per ultima salta fuori la sua lettera d’addio alla vita. L’ha scritta proprio oggi e si intitola “Mio ultimo scritto”. E’ ben scritta, in italiano corretto, e ce ne sono tre fotocopie (forse non è giusto ma una copia l’ho tenuta per me).

Prima di buttarsi sotto la metropolitana causando gravissimi disagi alla costituzionalmente rassegnata cittadinanza romana, già duramente provata dall’ennesima manifestazione di quegli altri inopportuni operai della Fiom, il Signor B. ha scritto sul foglio nomi e cognomi e indirizzi e riferimenti precisi di tutti i farabutti che negli ultimi anni della sua vita hanno approfittato di lui, rubandogli i soldi (sono riportate le cifre precise) mentre facevano finta di volerlo aiutare.

Alla fine, piena di dubbi  ho portato il Signor B. in ospedale. Il collega al triage quando gli ho detto che si trattava di un caso un po’ particolare e che bisognava attivare gli assistenti sociali mi ha mandata in malo modo da un’altra collega “perchè io fra 3 minuti devo smontare”. Ho lasciato(apposta) i documenti e la cartellina rossa ai carabinieri,  almeno sarebbero stati costretti a seguirlo in ospedale e a parlare con i medici, spero possano aiutarlo in qualche modo.  Ammesso che leggano ciò che ha scritto, ammesso che non dovessero smontare in 3 minuti pure loro. Nella zona d’ombra che c’è al confine fra la medicina e i servizi sociali, ma anche nei servizi psichiatrici territoriali, e fra le forze dell’ordine, c’è un altissimo tasso di “a me nun me  compete”. E devono tutti spesso smontare a minuti.

2 thoughts on “Il Signor B.

  1. Nella zona d’ombra che c’è al confine fra la medicina e i servizi sociali, ma anche nei servizi psichiatrici territoriali, e fra le forze dell’ordine, c’è un altissimo tasso di “a me nun me compete”. E devono tutti spesso smontare a minuti.

    stupenda e dolorosa frase.

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