Edizione straordinaria! Anche gli infermieri mangiano!


Titoli a 9 colonne per l’incredibile notizia della settimana più balneare dell’anno! In seguito alla pubblicazione (forse un po’ leggerina la pubblicazione sui social, la gente si spaventano) della foto di un infermiere del Cardarelli di Napoli che si stava preparando gli spaghetti cozze e pomodorini nella cucinetta di reparto, un consigliere regionale che ci tiene alle cose di sanità o forse ci tiene che il suo nome (che non farò) rimbalzi di tweet in post per giorni e giorni, ha denunciato questo fatto increscioso e deprecabile: gli infermieri mangiano. In servizio. I più fortunati e impudenti cucinano, anche. Non rimarrà mai alle cronache lo studio condotto lungamente sulle infermiere americane che dimostra che le infermiere dei turni notturni si ammalano più spesso degli altri di diabete. Non importa alla pubblica opinione se dopo aver preparato fra un soccorso e l’altro una salutare insalata (a cucinare io non provo neanche più) per sostenermi durante le 12 ore di lavoro senza possibilità di pausa non riesco a tornare in postazione per ore e ripiego sul supplì al volo, o sul pezzo di pizza che di giorno in giorno mi rende più a rischio malattie cardiovascolari oltretutto sapendolo, ché almeno chi si ingozza senza conoscere i meccanismi delle patologie se la gode a cuor leggero.

Se poi hai la sfortuna di incontrare,  mentre incautamente ti avvicini al pizza al taglio col telefono sempre pronto a squillare, o trangugi il supplì guidando l’auto medica o l’ambulanza , il difensore del popolo italiano tutto, censore dei comportamenti esecrabili dei “dipendentipubbliciaspesenostreguardaquestichefannoiopagoletasse” e se il Censore ha il cellulare pronto il giorno dopo ti ritrovi pure sul post più condiviso del giorno, più twittati di sempre, il dipendente pubblico mangia.

Buon ferragosto uomini e donne di buona volontà e buona fede, auguri a voi e a noi che domani vorremmo mangiare pollo con i peperoni e cocomero in compagnia e invece ci mangeremo il tramezzino alla macchinetta dell’ospedale. Noi ci saremo per Voi. E per gli integerrimi censori dallo scatto facile. Attenti a non farvi male mentre scattate che magari vi distraete e inciampate. E noi corriamo a prendervi. Namastè.

Pelle di serpente, pelle di paziente


Ogni volta che mi trovo davanti ad un suicida nel mio cervello si crea un piccolo spazio accogliente per i particolari di ciò che vedo. Accogliente vuol dire largo abbastanza da ricordare per sempre il suo corpo, la sua pelle, la scena intorno a lui, la lettera che inevitabilmente ha lasciato per chiedere scusa a qualcuno che amava e che amava lui. Noi, i carabinieri, la polizia, che camminiamo in tondo intorno a lui cercando uno scopo, una cosa da fare quando non si può più. Questi pazienti non riesco a lasciarli lì dove li trovo perché nel crearsi questo piccolo spazio sono irruenti, fanno male, come se mi lacerassero per reclamare il loro posto. A loro modo ognuno di loro potrei essere io. E questa non è una considerazione su di me.

Fine vacanza 


Fine vacanza (come passi il tuo sabato? Due ore sul raccordo, due feriti gravi, un elicottero, un’ Automedica, un’ ambulanza, un camion dei pompieri, almeno 5 auto della polizia: gravi ma salvi loro, bravi e felici noi, pranzo alle 4, stanchezza e fame non pervenute, cinture: la prossima volta allacciatele)

Madri


Le madri subiscono pressioni da quando il test di gravidanza risulta positivo, anche pressioni culturali, non solo quelle delle millemila persone che anche in buona fede e per aiutarti ti dicono la loro. Col mio secondo figlio scelsi con grande convinzione il rooming in, che significa avere il neonato accanto a te da subito sempre, neanche qualche breve pausa al nido, a parte quando vengono a trovarti amici e parenti e ti sollevano un po’. L’allattamento è favorito, è tutto più naturale, no? Tu hai partorito, e sei sfinita. L’ultimo mese spesso non riesci a dormire, hai altri figli magari, da seguire. Il corpo poi si deve riadattare in poche ore a uno stato che ha acquisito in nove mesi, è la festa degli ormoni, piangi, ridi, felicità, paura, emozioni che scuotono. Ti ritrovi sul letto con questo piccoletto famelico, che trova ancora solo poche gocce di colostro prezioso al posto del latte. Vorresti chiamare le infermiere ma resisti, sei madre, ce la puoi fare, sei infermiera, ti sembra quasi di disturbare le colleghe anche se hai tu stessa bisogno di assistenza, ce la puoi fare. Ti metti il piccoletto sulla pancia, fra i seni, le braccia incrociate, al sicuro. Ti addormenti. Le braccia si rilassano. Si aprono. Lui rotola lateralmente, il letto è alto un palazzo per uno piccolo così.

Il più antico, preistorico dei tuoi riflessi, quello delle bestie, cervello e surreni, attacco o fuga, cortisolo e adrenalina ti fa svegliare in una frazione infinitesimale di tempo: i muscoli scattano, le braccia si richiudono, tuo figlio ti guarda con quei piccoli abissi neri che apre ancora così raramente e che sono predisposti per vedere solo a 40 centimetri, per riconoscere l’ovale del tuo viso, tanto basta. È la perfezione del corpo : il mio, il suo. Mi attacco al campanello, lo faccio portare al nido fino alla poppata successiva. Crollo.

Tutto ciò che è successo nella mia vita da quel giorno in poi si è deciso in un istante. Sarebbe caduto in terra, le conseguenze sarebbero potute essere mortali. Una delle tante sliding doors della mia vita, della sua, della vita di tutti. La differenza fra una madre felice e una vita finita si è giocata così.

È difficile giudicare una madre che perde un figlio per una distrazione fatale.

Che ne sapete. Silenzio.

Vaccini, omopatia e gattini


Gattini, gattini, gattini


Dopo estenuanti scambi su Facebook sul tema Vaccini, è capitata questa terribile disgrazia: un bambino di 7 anni morto probabilmente perché curato con soli farmaci omeopatici e non portato in ospedale per tempo. Ancora una volta su Facebook impazzano le polarizzazioni: omeopatia sì/omeopatia no. Una mia amica scrive: quelli che si curano con l’omeopatia non conoscono la malattia e l’ospedale, forse non hanno mai avuto neanche la cistite.Curala un po’ la cistite con l’omeopatia e poi vedi. Leggendola ho pensarti alla cistite e di riflesso al cramberry, una cura naturale per la cistite. L’esempio della cistite è importante. Mi spiego. La cistite si cura con l’antibiotico, ma anche con il cramberry (succo di mirtillo rosso). Cosa ti hanno combinato i ricercatori nemici di big pharma? Hanno sottoposto la cura col cramberry agli studi tradizionali, dimostrando con un metodo scientifico che antibiotici e cramberry funzionano tutti e due. Se usassero tutti lo stesso metodo (lo stesso “linguaggio” e metodo di validazione delle sostanze/farmaci) nessuno potrebbe dire: ciarlatani! E voi? Servi di big pharma! In questo modo si toglierebbe quest’aura di magia intorno alle cure alternative e anche un po’ di senso di colpa a me madre che ho riempito per Anni mio figlio di cortisone e Antibiotici ma sempre in cuor mio pensando che era troppo. E mi ci facevano sentire pure i genitori “omeopatia pura” in colpa. Dobbiamo capire da queste storie di vaccini e da questo episodio brutto che siamo tutti a disagio. Abbiamo avuto genitori o amici e fratelli che si spegnevano chemio dopo chemio e abbiamo pensato ma siamo sicuri che non sia stata ancora trovata un’alternativa più mirata, che non uccida anche così tante cellule sane? Chi vaccina non è per forza vestale della medicina che spara, chi non vuole vaccinare forse dà cortisone e antibiotici al figlio al primo colpo di tosse. Secondo me non ci sono partigiani, ma solo persone che vorrebbero tutti una medicina un po’ diversa, da tutte e due le parti.