Buon Natale!


È il solstizio d’inverno e si sta in maglietta!
È domenica e ho fatto le ore piccole, ma lavoro dalle 7 di stamani!
Il collega ha telefonato perché è malato e mi fermo per lavorare fino a stasera al suo posto!
Buon natale!
Sul piazzale ci sono 5 ambulanze del millennio scorso perché quelle “nuove” sono tutte rotte, ma davanti alla direzione siamo pieni di Suv nuovi nuovi!
Ho fatto una piccola battaglia personale perché sulle ambulanze avevamo stradari del 2011 tutti strappati e ho ottenuto che ci dessero dei vecchi Tom Tom che tenevano chiusi nell’armadio da anni perché se no “se li rubbano”!
Buon Natale!
La caposala ci ha chiesto un euro per uno per comprare i nuovi stradari!
Buon Natale, Buon Natale!
Voglio recitare la mia poesia sulla sedia, come da bambina, ma su quella della sala Triage dell’ospedale, dove bloccano le barelle un giorno sì e l’altro pure!
Buon Natale! Eravamo 75 in questa postazione, ora siamo 36 e se ti lamenti ti cercano un posticino dove lamentarti davanti a un nuovo pubblico!
Buon Natale!
Ho tenuto stretto a lungo fra le braccia un giovane uomo cui era appena morto il padre senza che potessimo salvarlo, mentre singhiozzava non sapendo come fare a dirlo alla madre malata di SLA attaccata al respiratore.
Buon Natale a lui, e tutto quello che ho scritto sopra non conta più.
Auguri

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Con le mani


IMG_5450.JPG La cronaca dovrebbe impormi di parlare di Ebola. Io ho avuto un pomeriggio difficile al lavoro e vorrei parlare di carezze, invece. Non proprio invece, perché c’entra pure Ebola, sì. C’entra perché vedere le foto dei miei colleghi bardati per assistere i pazienti mi ha ricordato il breve periodo passato in terapia intensiva post trapianto del midollo dove, seppur lievemente meno “vestita” lavoravo più o meno conciata a quel modo. Nulla di paragonabile alla grande fatica fisica e mentale che devono affrontare i miei colleghi: io lavoravo in un reparto a temperatura controllata e i miei errori nella vestizione o nel lavaggio delle mani li potevano pagare solo i pazienti, i miei colleghi che assistono i malati di Ebola in Africa occidentale lavorano anche a 55 C° nello scafandro, con poca acqua corrente e gli errori li pagano ammalandosi e spesso morendo. Eppure mi sono ricordata di quando bardata dai piedi fino a sopra i capelli non riuscivo a rompere quel filtro che permette ad un infermiere di avvicinarsi davvero al paziente e di curare anche solo con lo sguardo o le mani.
In ambulanza, nell’emergenza in genere le mani devono essere pronte, abili, a volte forti. Bisogna afferrare i pazienti per estrarli dalle auto dopo gli incidenti, bisogna massaggiare i cuori che si fermano possibilmente senza rompere le costole, bisogna infilare aghi mentre gli ammortizzatori dell’ambulanza e i sanpietrini di Roma ti sono contro (tre su tre al primo tentativo, e in corsa, ieri, brava, grazie, lo so). Carezzare i pazienti in emergenza sembra l’ultima delle necessità e di questi tempi anche il primo dei rischi, e poi dai, in quella manciata di minuti che stai col paziente che pensi di fare con le carezze? Tralasciando i bambini, la cui necessità di essere carezzati arriva ad essere vitale (i bambini non toccati muoiono, anche se nutriti e accuditi), io devo rassicurare i miei pazienti e consolarli, lo devo fare in pochissimo tempo, lo devo fare con gli occhi, con le parole, ma lo faccio soprattutto con le mani.
Ieri un vecchietto ha passato il viaggio in ambulanza a sorridermi, mi ha detto parole bellissime, non posso dimenticare i suoi occhietti che mi fissavano mentre mi cercava la mano, accarezzare la sua testa ha fatto bene pure a me.
Non avrei potuto fare a meno di accarezzare il sanguinante paziente successivo, che mi ha detto guardandomi fisso “io muoio”, gli ho detto no, non ora, non con me, stai già meglio. Sapevo che aveva ragione ma a volte si deve mentire e cullare. Ho mentito e cullato mia madre mentre moriva 6 anni fa oggi. Non ho chiamato il medico. Ho preferito accompagnarla per sempre. Con le mani.

La legge dell’eterno ritorno e le ambulanze in panne


Ovvero: ritrovarsi a lavorare con un’ambulanza dismessa da anni (te la ricordi? La gloriosa xxx, quanti soccorsi , quanto tempo), che sostituisce un’altra ambulanza dismessa da anni che si era piantata senza più ripartire, che sostituiva un’altra ambulanza dismessa da anni(che di era fermata qualche giorno fa), che sostituiva la yyy che ha pochi anni ma non ha mai funzionato a dovere. Sorge un sospetto: il 118 ce l’ha i soldi per le riparazioni? Perché le macchine che vanno in officina non tornano più? Perché le innumerevoli “onlus” (ah ah ah!) spuntate come funghi negli ultimi anni hanno ambulanze nuove di zecca? Buongiorno, buon lunedì, buona vita.

Pasqua nei cuori (Colazione di Pasqua)


Auguri a chi ci crede oppure no, ai pazienti e ai parenti, ma soprattutto al camperista che stamani ha occupato il cancello carrabile dell’ RSA in cui sono andata a prendere la signora Ida, avremo pur dovuto fare il giro più lungo, ma la risata che ci ha fatto fare quando ha aperto la porta e si è mostrato ancora con i calzoni alle ginocchia dopo aver abbandonato suo malgrado le sue due partner nel letto del camper ci ripaga di tutto! Viva la vita, viva l’amore e la resurrezione qualunque essa sia :)

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